Evoluzione del consumo di legna e pellet e delle emissioni di PM10 dalla combustione residenziale in Italia
L’AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali, scrive al Governo Italiano proponendo 10 punti su cui lavorare insieme per dimezzare il PM10 dalla combustione del legno per il riscaldamento residenziale. In Italia sono ancora in uso molti metodi di riscaldamento a biomassa obsoleti, con combustioni poco pulite dovute principalmente all’arretratezza e all’obsolescenza tecnica di molte stufe a legna, stufe che non rispettano gli standard attualmente in vigore ma che sono comunque installate da anni e vengono accesi per lunghi periodi durante l’inverno ma ciò, secondo l’AIEL, non giustifica i dati in possesso del Governo, accompagnando le proposte con analisi approfondite.
Scrive Valter Francescato dell’AIEL:
“Nostre recenti elaborazioni evidenziano che i dati ufficiali sui consumi e le
emissioni di PM10 prodotte dalla combustione domestica di legna e pellet mostrano lacune e discrepanze rispetto alla realtà. Questo è confermato anche dal confronto dei dati con quelli di altri Paesi europei. L’obiettivo non è scagionare il settore dalle oggettive responsabilità rispetto all’ancora rilevante contributo alle emissioni di PM10; tuttavia, la lettura dei dati ufficiali restituisce all’opinione pubblica e alla politica una realtà distorta rispetto alla realistica evoluzione che, negli ultimi vent’anni, ha caratterizzato sia i consumi sia le emissioni di PM10, favorendo una pericolosa escalation di allarmismo e fenomeni speculativi contro il nostro settore.
Per questo, oltre a esporre i risultati delle nostre elaborazioni, proponiamo di
attivare a scala nazionale un tavolo di confronto tra le istituzioni competenti e
gli operatori per cercare di costruire serie storiche dei consumi e delle emissioni molto più coerenti, senza le quali non sarà possibile mettere in campo efficaci politiche ambientali ed energetiche per il nostro Paese.
Infine, allo scopo di promuovere e supportare l’efficientamento del settore e una consistente riduzione del suo contributo alla produzione di PM10, proponiamo al Governo e alle Regioni l’urgente attivazione di dieci concrete
misure di riduzione che, se implementate strutturalmente, potrebbero in pochi anni, dimezzare il contributo della combustione residenziale del legno alle
emissioni di PM10.”
Lo studio, continua, “mette in evidenza che i dati ufficiali sui consumi e le emissioni di PM10 prodotte dalla combustione domestica di legna e pellet mostrano, a nostro parere, evidenti lacune e discrepanze rispetto alla realtà. Questo è confermato anche dal confronto dei dati con altri Paesi europei a noi vicini. Per questo proponiamo di avviare a scala nazionale un confronto
tra le istituzioni competenti e gli operatori per cercare di costruire serie storiche dei consumi e delle emissioni molto più coerenti, senza le quali è difficile mettere in campo efficaci politiche ambientali ed energetiche. In questo senso le prossime indagini Istat sui consumi energetici delle famiglie saranno molto importanti.
Quanto elaborato in questo studio non ha come obiettivo quello di scagionare
il settore dalle oggettive responsabilità rispetto all’ancora rilevante contributo
alle emissioni di PM10, anche qui quantificate ed evidenziate. Tuttavia,
molte considerazioni sul forte peggioramento della qualità dell’aria, che sarebbe avvenuto negli ultimi vent’anni in Italia a causa di un vertiginoso aumento dei consumi di legna e pellet, non trova alcun riscontro nelle nostre elaborazioni. Lo stesso si può dire nei confronti dei risultati di recenti studi nazionali in cui sono stati disegnati ipotetici scenari di evoluzione dei consumi e delle emissioni del PM10, da qui al 2030, basati sui dati ufficiali, su serie storiche e ipotesi di turnover tecnologico che a nostro parere sono molto distanti dalla realtà che abbiamo qui documentato.
Tutto questo restituisce all’opinione pubblica e alla politica una lettura distorta
rispetto alla realistica evoluzione che, negli ultimi vent’anni, ha caratterizzato
sia i consumi sia le emissioni di PM10, favorendo una pericolosa escalation
di allarmismo e fenomeni speculativi contro il nostro settore. L’aspetto grave, che siamo costretti a segnalare in qualità di principale associazione del
settore, è che queste distorsioni, amplificate dagli organi di informazione, con
il supporto dei rappresentanti delle fonti fossili, disorientano i decisori politici
e li portano ad assumere provvedimenti che rallentano il turnover tecnologico
e la riqualificazione del parco installato, ovvero il processo di miglioramento
della qualità dell’aria.”
Valter Francescato conclude: “In questa stagione termica, di grande emergenza, per i continui sforamenti dei valori limite del PM10, si assiste a
scelte di politica energetica e ambientale sbagliate e inefficaci. Ne sono un
esempio gli effimeri provvedimenti «vieta tutto» – che mettono sullo stesso piano un caminetto aperto con una stufa a pellet o a legna di ultima generazione o con una moderna caldaia – che alcuni Comuni stanno intraprendendo, causando ingenti danni, sia alle industrie del settore che in questi anni hanno fortemente investito in innovazione tecnologica dei prodotti, e che intenderebbero farlo anche in futuro, ia ai cittadini che hanno consapevolmente investito nelle più costose e performanti tecnologie.”
“Infine, dal 2013 è attivo in Italia un meccanismo che incentiva fino al 65% gli investimenti di famiglie e imprese per la rottamazione di vecchi generatori a biomasse con moderni impianti a legna e pellet, eppure – nonostante nell’indagine campionaria 2013 di ARPAV ben il 24% delle famiglie intervistate abbia dichiarato di essere disposte a sostituire il vecchio generatore con uno più efficiente e meno inquinante a fronte di un incentivo economico – non è stato fatto quasi nulla dalla Pubblica Amministrazione, ai vari livelli, per la promozione del Conto Termico, che avrebbe in questi ultimi quattro anni potuto accelerare molto di più il turnover tecnologico già in atto. “
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